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martedì 5 aprile 2011

Riti esoterici














Mi sa che leggo troppi libri sui Templari, Rennes-le-Château, Sacro Graal, codici vari, fantasmi, tesori perduti e pergamene ritrovate. Soprattutto mi sa che do troppa retta a Giacobbo. 

Ogni libro che leggo è condito da riti strani, credenze pagane, cristianesimo distorto, personaggi misteriosi, preti, monaci, femme fatale, uomini pericolosi, studiosi, biblioteche, libri rilegati in oro e pergamene.
Tutto questo sta avendo uno strano effetto sulla mia già fervida immaginazione. 

Tipo l'altra notte, sarà stato intorno alla mezzanotte, ho cominciato a sentire dei rumori sospetti provenienti dal piano di sopra: passi, mugolii ed un urlo improvviso. Silenzio. Altri passi, stavolta di corsa. Mobili spostati, altri mugolii. Un tonfo. Silenzio. 

Tengo gli occhi aperti a scrutare il buio della mia camera e le orecchie tese a captare altri rumori. Nessun rumore. 
Mi tranquillizzo, mi giro sul fianco e corro ad abbracciare Orfeo. 

Tum, tum, tum, tum, tu-tu-tum, tum, tum, tu-tu-tum.

Apro gli occhi e di nuovo drizzo le orecchie. 
Un rumore ritmico, continuo. Un altro urlo improvviso.
Mi sale un po' d'ansia.

Non è che i vicini del piano di sopra si stanno dando all'esoterismo, ai riti pagani? Me li immaginavo ballare intorno al tavolo al suono di uno jambè, urlando alla luna. 
Ma i miei vicini sono anche devoti al rito dell'urlo serale. Il "Ma sei scema?" e il "non capisci mai un cazzo!", fanno parte dei canti lanciati per mostrare la loro devozione, soprattutto l'uno nei confronti dell'altra. Poi di notte ricomincia il ballo alla luna. 

A seguito di questi riti, avvengono strani eventi. 
Un giorno è scomparso il simbolo della Toyota che stava in bella mostra nella parte anteriore della mia Aygo. 
Un altro giorno il mio ragazzo trova una bella riga che va da parte a parte sulla fiancata della sua auto. Un altro giorno si trova un bozzo sulla portiera. 
Ieri mattina faccio per salire sulla mia auto e vengo accecata da una riga profonda fatta sulla sua fiancata. Povera Aygo, sfregiata e senza un occhio. 

E non dimentichiamo la televisione che si accende da sola di notte. 

Questi riti esoterici dei vicini del piano di sopra, hanno spiacevoli conseguenze. 
Forse è meglio cominciare a leggere romanzi rosa alla Danielle Steel, così la mia già fervida immaginazione potrebbe arrivare ad altre conclusioni, ma non oso immaginare cosa potrei trovare sulla mia Aygo. 







venerdì 10 settembre 2010

Ti ho detto che non ce l'ho....



Capita di fare la commessa in un negozio di alimentari. 
Capita che ti chiedano un litro di aceto bianco.
Capita che lo cerchi e non lo trovi.
Capita che sia finito.
Capita che ti scusi e aggiungi che il prodotto mancante arriverà presto.

In teoria, il cliente dovrebbe rispondere: "non importa" o "peccato", poi uscire, andare al supermercato e comprarsi l'aceto di vino bianco. 

Invece capita che ti continuino a fissare come se non avessero ben capito. Come se non ti credessero. 
Il cliente continua a fissarti con sguardo dubbioso ed incredulo ed infine domanda: "sicura?". 

No! Non sono sicura. Mi diverto a dire che non ce l'ho. Cosa devo fare, me lo invento? Magari lo faccio spuntare dal nulla esclamando "abracadabra" e mentre ci sono ti condisco pure l'insalata. Ti ho detto che non ce l'ho!!!

In quel momento verrebbe voglia di prendere una cassetta di frutta e spaccarla sulla testa del cliente di turno, che sia esso una casalinga, una donna in carriera, un padre di famiglia, un pensionato o una docile vecchietta. 

Invece devi fare un sorriso tirato, magari fare un risolino come se ti avessero fatto una battuta simpaticissima e rispondere: "si, sicura! Vuole altro?". 

Non capisco perché se dico che un prodotto non c'è, pretendano che ci sia. Poi ti chiedono: "sicura?". 

In realtà l'aceto non lo voglio vendere, perché nascondo le bottiglie, una al giorno per non farmi notare, per poi rivenderle al mercato nero. 
Perché venderlo ad una pensionata che si presenta in negozio, quando posso guadagnare il doppio usando canali alternativi?

Illuminazione. Non è che per caso "sicura?" sia una specie di parola d'ordine che il cliente usa per essere indirizzato al mercato nero dell'aceto di vino bianco?

Capita che il cliente di turno, vada dalla tua collega e le chieda: "ma è vero che è finito l'aceto di vino bianco?". 

lunedì 26 luglio 2010

Questione di ortaggi.
















Ieri stavo lavorando in un negozio di alimentari, frutta e verdura quando entra una coppia di ragazzi gay.

Li serve la mia collega.

Io nel frattempo mi dedico ad un'anziana signora che mi chiede: "li avete i finocchi?"
Beh, una domanda normale in un negozio di frutta e verdura. 

Mi rivolgo alla mia collega: "Ce li abbiamo i finocchi?".
Lei: "Cosa? non ti sento".

Io mi sento parecchio imbarazzata perché alla parola "finocchi" i due ragazzi si girano all'unisono nella mia direzione sentendosi chiamati in causa. 

Io faccio finta di non vedere il loro sguardo e ripeto la domanda: "ce li abbiamo i finocchi?". 
La mia collega risponde: "no, non è più stagione!".

Nel mentre la coppia di ragazzi esce. 
Scusate se poi mi è venuta da fare questa banale battuta: "mi dispiace signora, i finocchi sono passati....". 


giovedì 17 giugno 2010

Vicolo cieco













Sono uscita per andare a comprare il mio solito maxi bon.

Il mio ufficio si trova imboscato tra un agglomerato di case che per arrivarci devi avere il supporto del navigatore satellitare. Se questo aggeggio tecnologico vi porta in un vicolo stretto e senza uscita, non vi preoccupate, vi ha portato sulla strada giusta. 

Il mio ufficio è talmente imboscato che a volte, davanti al cancelletto, ci trovo gruppi di ragazzini che si fumano la prima sigaretta o bevono super alcolici. Ci trovo anche ragazzi organizzati in bische clandestine.  Altre volte ci trovo gente che si scambia pacchetti di zucchero ed altre volte ancora ci trovo gruppi appartenenti alla massoneria che si organizzano in una setta religiosa dedicata al pasticcio di carne. Altre volte, becco vecchiette che parlano con i gatti. 

Stavolta, uscendo dal cancelletto, mi imbatto in due ragazzini dalla faccia pulita.

Lui pettinato come quello di High School Musical con i jeans firmati, la polo firmata ed il maglioncino appoggiato sulle spalle. Era atteggiato a milanese dandy di trent'anni ma avrà avuto massimo 15 anni. Lei era una ragazzina minuta con i capelli mossi che cadevano sulle spalle, uscita appena dalla parrucchiera.  Faccino leggermente truccato, sopracciglia modellate ed aria da velina. 

Stavano a distanza di sicurezza, guardandosi con gli occhi a cuoricino e sorrisini timidi. 
Sono passata fischiettando con l'aria di chi non vede e non sente nulla. Se c'era, dormiva. 

Mi sono trovata ad invidiarli. A quell'età come sono belli i primi battiti di cuore, le prime cotte, il primo bacio. Me li immaginavo scambiarsi letterine d'amore, poesie, fiori, regalini, sguardi rubati e baci rubati. Tutto così delicato ed ingenuo. 

Acquisto il mio maxi bon e ritorno nel mio bunker nascosto per tornare a lavoro. Nonostante stessi arrivando con la stessa finezza con cui un elefante si muove in una cristalleria, ribecco i due ragazzini che sorpresi dal mio arrivo si staccano dal loro abbraccio appassionato. La ragazzina non sembrava più uscita dalla parrucchiera da 5 minuti, ma aveva l'aria di chi avesse aperto la finestra durante una tormenta. Lui non era più ordinato ed impeccabile. Il maglioncino non stava sulle spalle, ma per terra. 

Io entro fingendo di non averli visti, ma in realtà ci sono rimasta male. Mi immaginavo una storia tenera da cartone animato giapponese ed invece, mi ritrovo ad assistere al classico The O.C. 

L'avrei dovuto immaginare, mica erano vestiti alla marinaretta come gli scolari nipponici.

Mi sa che dalla prossima volta, oltre a vendere le sigarette ai ragazzini che si nascondono qui sotto, devo procurarmi dei preservativi da smerciare. 










giovedì 25 marzo 2010

Stasera, rai per una notte....






Ieri sera ho avuto il piacere di ascoltare Marco Travaglio presso il palazzetto dello sport di Fossano (Cn).

Nonostante abbia parlato per ben 3 ore e 40 minuti, non ho sentito assolutamente il peso della lunga chiacchierata.

Per me che ho ricordi frammentati degli anni di tangentoli e dell'ascesa in campo del nostro presidente del consigliio, è stato un bel ripasso. Ho capito molte cose.

Ma la cosa che, tra le tante,  mi ha lasciata più sconcertata è: per chi voterò alle regionali del 28 marzo?

Votare direttamente per il PDL? ladri per ladri, meglio i professionisti..
O votare per il PD meno L (come lo chiama Grillo)? Il tempo di prendere la pensione parlamentare e ridaranno il potere a Berlusconi.

Insomma, un elettore di sinistra ha parecchio filo da torcere, ma spero vada  a votare ugualmente.

Infondo a questo sito potrete guardare in streaming, la trasmissione "rai per una notte". Un modo come un altro per abbattere la censura che vige in questo Paese.



lunedì 8 marzo 2010

Stufa della politica














In questi ultimi tempi gli abusi della politica sono così evidenti che quasi fanno ridere.

Non capisco perchè gli uomini che ci governano si possano permettere di fare il bello ed il cattivo tempo senza preoccuparsi del pessimo esempio che danno alla popolazione.

Ogni giorno chiudono fabbriche, migliaia e migliaia di persone perdono il lavoro ed i nostri politici si preoccupano di fare decreti legge ad oc per le cazzate che combinano o per salvare il culo al porco di turno.

L'ultima cazzata in ordine di tempo è quella di fare un decretino cucito addosso per permettere alle liste  del PDL del Lazio e della Lombardia di presentarsi alle elezioni di fine marzo.
Non basta sapere che questa gente che, in teoria, fa il politico di professione abbia presentato le liste in ritardo, ma anche con delle firme non autenticate.

Insomma, la nostra classe politica fa quello che più le aggrada. Mi chiedo, perchè non dovremmo seguire il suo esempio?

Perchè certe regole valgono solo per certe persone?

I politici italiani, da destra a sinistra per non andare contro la parcondicio, è da una vita che ci prendono in giro e noi glielo permettiamo.

Sono stufa della politica, non andrei neppure a votare. Lo farò invece, ma sulla scheda elettorale scriverò un bel PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!




giovedì 11 febbraio 2010

Da inoltrare a tutti i vostri contatti













Mi è appena stata inoltrata la seguente mail:


E' UN SERVIZIO SOCIALMENTE UTILE
PER IL SOCCORSO ALLA PERSONA.
Gli operatori delle ambulanze hanno segnalato che molto spesso, in occasione di incidenti stradali, i feriti hanno con loro un telefono portatile, ma gli operatori non sanno chi contattare tra la lista interminabile dei numeri salvati nella rubrica.
Gli operatori delle ambulanze hanno lanciato l'idea che ciascuno metta, nella lista dei suoi contatti, la persona da contattare in caso d'urgenza sotto uno pseudonimo predefinito.
Lo pseudonimo internazionale conosciuto è ICE (In Case of Emergency). E' sotto questo nome che bisognerebbe segnare il numero della persona che operatori delle ambulanze, polizia, pompieri o primi soccorritori potrebbero contattare.
In caso vi fossero più persone da contattare si può utilizzare la definizione ICE1, ICE2, ICE3, etc....
Facile da fare, non costa niente e può essere molto utile.
E' una buona idea ed è anche promossa dalle autorità preposte al soccorso.
Fate circolare la notizia in modo che questo comportamento diventi un'abitudine diffusa.
Protezione Civile Roma

Mi chiedo: ma se io ho un incidente (scusate se mi tocco mentre lo dico) e un operatore del primo soccorsco cerca nella  mia rubrica e trova "mamma" o "papà" o "casa", non va bene ugualmente? Secondo voi, non si capisce che forse una mamma o un papà sono le prime persone da chiamare?


martedì 2 febbraio 2010

Origliare














Ieri mi trovavo in una caffetteria di Cuneo a gustarmi una meravigliosa cioccolata bollente con una montagna di panna montata sopra.

Se potessi vivrei di sola panna montata.

Stavamo seduti su una poltrona ottocentesca con un tavolinetto 30x30cm ricolma di pasticcini davanti a noi. Essendo il locale molto piccolo, mi sono ritrovata ad origliare i discorsi della coppia seduta accanto a noi.

Il tipo,  un signore distinto sulla cinquantina senza un capello in testa con occhiali da intellettuale, spiegava alla sua interlocutrice le sue ultime vicissitudini sentimentali.

Sembrava di stare davanti alla televisione a guardare "Un posto al sole". Pensare che "Un posto al sole" non l' ho mai guardato. Ma se "Un posto al sole" fosse interessante come la conversazione che ho origliato ieri, di certo mi metterei a guardarlo.

"Lei in tre mesi di frequentazione mi ha fatto un sacco di complimenti. Cose che in trent'anni con mia moglie non ho mai sentito".

"Finalmente siamo riusciti ad organizzare un viaggio insieme. Abbiamo passato un week end meraviglioso. Non sto a raccontarti i dettagli, ma immagina cosa può fare una coppia in un week end lontano da casa. Qualsiasi cosa ti venga in mente, noi lo abbiamo fatto".

"Una volta tornati a casa l'ho chiamata. Mi sembrava strana, distaccata. L'ho chiamata un pò di volte nei giorni seguenti, ma lei era sempre evasiva. Mi sono stufato ed in maniera decisa le ho chiesto di dirmi cosa c'era che non andasse. In pratica lei non se la sentiva di impegnarsi nonostante stesse bene con me. Voleva frequentare anche i suoi amici...".

Io allungavo le orecchie ma non riuscivo a percepire tutto, anche perchè il mio interlocutore non era interessato alla discussione. Così ho avuto difficoltà a fare la ruffiana.

Il Signore, deluso in amore, ha tirato fuori un portatile dicendo alla signora accanto a se: "ti faccio vedere la sua foto, così mi dici cosa ne pensi. Forse l'hai già vista".

Come avrei voluto dire: "scusi, posso guardarla anche io?", ma il mio ragazzo me lo ha impedito.

Il cinquantenne chiude il computer: "è meglio andare. Mia moglie in trent'anni non mi ha mai fatto un complimento, ma è stata con me trent'anni!".

Mi ha tolto le parole di bocca.

sabato 30 gennaio 2010

Missione acqua gym













Ieri sera sono andata in piscina a fare la mia prima lezione di acqua gym.

Essendo sulla soglia dei 30 anni, devo fare i conti con la forza di gravità. Non vorrei trovarmi un giorno, senza neppure essermene accorta, con le tette all'altezza dello stomaco ed il sedere che pesa sui polpacci.

Entrando negli spogliatoi sembrava di stare all'apertura della stagione dei saldi in una qualsiasi boutique d'alta moda al centro di Torino. C'erano donne ammassate l'una sull'altra, di tutte le misure e di tutte le età.

Ho cercato invano un armadietto dove riporre le mie cose, ma è stata un'impresa ardua ed inutile. Più di cinquanta signore avevano occupato ogni angolo dello spogliatoio e stavano  in accapatoio pronte a sgambettare.

Quando sono iniziati gli esercizi, l'acqua della piscina ha cominciato ad agitarsi in maniera inquietante. Ho temuto un'improvviso tsunami. Immaginavo l'istruttrice travolta dall'improvvisa onda anomala che poi avrebbe abbattuto i muri dell'impianto e di conseguenza si sarebbe riversata fuori, allagando l'intero quartiere.

"Alzate la gamba sinistra e calciate. Piede a martello. Veloce, veloce, veloce!!!"

Un calcio al mio fianco destro mi ha tramortito, facendomi scivolare.

"Mi scusi".
"Nulla, non mi sono fatta niente". Per sicurezza mi allontano dalla calciatrice. Alla mia sinistra si materializza una signora di 180 kg. Non sono riuscita ad avvicinarmi a lei perchè, a causa delle onde da lei prodotte sono andata alla deriva finchè non mi sono spiaggiata sul bordo piscina.

Dopo un'ora di lezione di acqua gym, l'unico esercizio che sono riuscita a fare è stato quello di schivare manate e calci cercando di non affogare a causa delle onde anomale dovute ai movimenti veloci, veloci,veloci delle mie colleghe di corso.

Quando le donne hanno cominciato ad uscire dalla vasca ho visto lo spettacolo di gambe più orrendo della mia vita. C' era più cellulite all'interno di quella piscina che in tutta la provincia granda.
Gambe grasse e mollicce, gambe lunghe e scheletriche. Bucce d'arancia che scavavano le cosce manco fossero state gruviera svizzera.

Distogliendo lo sguardo dalle gambe, mi ritrovo ad osservare la nudità della signora di 180 kg con tutte le sue 33 trippe allegate ed il sedere della larghezza di una portaerei militare.

All'improvviso un terribile dubbio. Mi guardo allo specchio chiedendomi: "ma sono anche io come tutte quelle donne?".
Fu allora che lo specchio si ruppe in mille pezzi. Cosa avrà voluto dirmi?

mercoledì 20 gennaio 2010

Esempio di sproloquio














Ogni sabato si presenta un signore in negozio ed ogni sabato è così:

"Volevo parlare con lei della questione degli sconti del 5%. Lei si è informata? No, perchè questa settimana mi dovrebbe arrivare a casa il giornalino della CISL con l'elenco delle dodici cooperative che aderiscono. In fabbrica ho detto a tutti quelli iscritti al sindacato di venire qui in cooperativa a fare la spesa. Vi faccio pubblicità ma evidentemente non hanno voglia di venire. Mi chiedo come mai. Eppure il tempo di venire ce l'hanno. Quattro reparti su cinque escono alle ore 17. Avrebbero tutto il tempo di venire a fare gli acquisti. Eppure non vengono. Io faccio sempre pubblicità. C'è il 5% di sconto per i tesserati CISL. Dico loro: - andate in cooperativa, vi fanno il 5% di sconto sulla spesa -. Naturalmente devono avere la tessera CISL. In realtà preciso che fate lo sconto del 5% ai pensionati tesserati CISL, ma se si presentano i nipoti o i figli lo sconto lo applicate ugualmente. Io vi faccio pubblicità. E' importante. E' per aiutarvi. Non capisco perchè non vengano. Eppure mi promettono di venire assolutamente in cooperativa. Tutti i giorni ricordo ai miei colleghi dello sconto del 5% e di venire a fare gli acquisti in cooperativa.
Ora faccio la spesa. Mi raccomando, si ricordi di applicare lo sconto del 5% al totale".

BANG!!!

Mentre leggevate, vi è venuta voglia di spararvi un colpo? Ogni sabato, mi viene voglia di spararmi un colpo ad ascoltare questo ripetitivo, lungo ed inutile discorso.

mercoledì 13 gennaio 2010

Tutto sta nel centrare il buco














Ieri, in ufficio, sono passati un sacco di uomini perchè c'era la visita medica annuale.

Due su tre ha chiesto di andare ai servizi. Quando uno è tornato dal bagno esclamando: "ma chi è che non tira lo sciacquone?!", ho preso coraggio e sono andata a vedere la situazione.
Avete presente la parola "cesso"? Guardando come erano ridotti il pavimento e il wc ne ho compreso appieno il significato.
Vi giuro che manco all'autogrill ho visto dei servizi così luridi. Mi hanno ridotto la toilette ad una cosa indicibile.

Mi sono sempre chiesta perchè un uomo, quando va in bagno, non centri mai il buco della tazza ma lasci sempre degli schizzi e/o gocce sul bordo.

Infondo il buco è abbastanza grande. Almeno che non si soffra del morbo di parkinson, non dovrebbe essere difficile fare canestro.

Forse alcuni rappresentanti del genere maschile, quando si ritrovano la loro verga (mi è sempre piaciuto questo termine) in mano, si emozionano e non capiscono più nulla. Invece altri, mentre se lo cercano, se la fanno addosso.

Sarà perchè la pipì la fanno da distratti. Sarà che giocano alla fontanella. Sarà che gli uomini non hanno una buona mira, ma almeno preoccuparsi di pulire una volta fatta!

Insomma!!!

Io per principio nei bagni pubblici non mi siedo mai, ma riesco a centrare la tazza senza fare schizzi. E' inutile dire che noi donne sappiamo fare tutto meglio degli uomini, anche la pipì in piedi. Anche se, molto probabilmente, qualcuna pulisce se schizza. Così non lasciano tracce.

Ho avuto un'illuminazione! ecco perchè le donne quando entrano in una toilette, non ne escono più.  Mi sono sempre chiesta perchè una rappresentante del genere femminile una volta chiusa la porta del bagno, ne uscisse solo dopo avere creato dietro di se una coda chilometrica di donne impazienti e saltellanti. Perchè si mettono a pulire il water.

Ricordatevi uomini, per fare pipì bisogna per prima cosa alzare la tavoletta. Dopo prendere la mira e urinare. Se proprio lasciate tracce sul bordo, per favore pulite!!! Semplice no?



martedì 12 gennaio 2010

Telefonare nel momento sbagliato (ATTO II)














L'altro giorno ho telefonato al Rappresentante di articoli per l'ufficio.

Uno, due, tre, quattro squilli.

Mi dico: "sarà impegnato, mi richiamerà".

Riattacco.

Due secondi dopo mi squilla il telefono.

Rispondo.

"Sono XY, mi ha cercato?".
"Buongiorno, si volevo sapere per i raccoglitori..."
"Guardi: giuro che me ne interesso, ma in questo momento sono all'ospedale. Ho avuto un incidente stradale!".

Ed io, imparata (scusatemi il termine) dalla telefonata dell'altro giorno, invece di chiedere scusa  per una colpa non mia  ho risposto: "Come mi dispiace, spero nulla di grave!".

Il tizio, ieri mi ha inviato la seguente mail:

Purtroppo accade … lunedì 4 gennaio sono stato coinvolto in un incidente stradale!

Per fortuna nulla d’irreparabile anche se per curare vari traumi, la rottura del setto nasale ed una distorsione al piede dovrò stare a riposo forzato per una quindicina di giorni.
Sono comunque operativo, vale a dire in grado di gestire i vostri ordini telefonicamente … purtroppo non in grado di essere presente, come dovrebbe essere, in zona.
Scusatemi, scusatemi in tutta sincerità per l’inefficienza temporanea, ma non posso con tutta la buona volontà fare diversamente … sarà mia premura, per quanto fattibile, seguirVi telefonicamente … una raccomandazione, telefonatemi per ogni necessità senza pensare di disturbarmi … Grazie !!!
Un saluto ed ancora un augurio per il Nuovo Anno.
Stavolta è lui che mi ha chiesto inutilmente scusa, per una colpa non sua.

Una cosa è certa, per XY l'anno non è iniziato nel migliore dei modi e neppure per la zia della signora del teatro.

giovedì 7 gennaio 2010

Telefonare nel momento sbagliato













Digito un numero di telefono.

Uno, due, tre squilli.

Dall'altra parte del ricevitore: "pronto?"

Io con voce allegra e squillante: "buona sera signora, vorrei prenotare per lo spettacolo teatrale del 16".

Dall'altra parte del ricevitore: "abbia pazienza, ma può richiamare venerdi? è appena mancata mia zia e non ci sono fino a quel giorno!".

Io: "mi scusi, mi scusi".

Riattacco.

Mi scuso di cosa? Perchè io mi sento in colpa se la zia è morta? Che ne sapevo io della zia morta? Sono cose che capitano, no?

Lo sapevo che avrei dovuto chiamare ieri, sicuramente la zia della signora era ancora in vita.

martedì 22 dicembre 2009

Il sindaco spalatore












Cumuli di neve posteggiata negli appositi parcheggi per le auto, due centimentri di ghiaccio che ricopriva l'asfalto, automobili che procedevano lentamente e gente che cercava di non scivolare.
Così si presentava, stamane,  il paesello dove lavoro.

Ho sostato l'auto in uno dei pochi parcheggi liberi dalle montangne di neve e con buona pace, ho cercato di percorrere i 200m che separano il parcheggio all'ufficio senza rotolare per terra e rompermi una gamba.

Passo davanti all'oreficeria del sindaco. Costui stava spalando la neve. Mentre procedo oltre, un signore dietro di me viene fermato dal primo cittadino del paesello.
"Buongiorno, come va? hai visto cosa sto facendo?". Fa notare il sindaco al passante.
Quest'ultimo risponde: "bravo, stai spalando!"
"Eh, si... se tutti i sindaci fossero come me, tutte le strade sarebbero pulite!".

A queste parole mi stavo ribaltando, ma non per i due centimentri di ghiaccio sull'asfalto.
Al paesello, abbiamo un sindaco veramente molto simpatico.

venerdì 18 dicembre 2009

Punti di vista










SCENA:
lei, italiana, sta facendo pulizie nello spogliatoio di una fabbrica.
Dopo aver lucidato i sanitari, gli specchi e le porte. Dopo aver tolto un kg di polvere e spazzato, comincia a lavare i pavimenti.
Lui, marocchino, arriva negli spogliatoi.
Lei, lo guarda malissimo.

PUNTO DI VISTA DI LEI, PENSIERO:
sto stronzo! doveva arrivare proprio adesso? non può aspettare che si asciughi il pavimento?

UNICO SCAMBIO DI BATTUTE:
marocchino: "perchè mi guardi male?!"
italiana: "perchè sto lavando i pavimenti, non puoi passare più tardi?"

Silenzio.

PUNTO DI VISTA DI LUI:
mi guarda male perchè è razzista. Per questo me ne frego e passo lo stesso. Vado via subito.

PUNTO DI VISTA DI LEI:
sto stronzo passa ugualmente! Nessun rispetto per il lavoro altrui. Proprio una mentalità strafottente e maschilista.

PUNTO DI VISTA DI LUI:
così impara a fare la superiore... Che ripassi lo straccio! Ho preso quello che dovevo prendere alla faccia sua.

PUNTO DI VISTA DI LEI:
stronzo! Ora mi tocca ripassare lo straccio.

Continua a guardarlo malissimo.

PUNTO DI VISTA DI LUI:
Stronza razzista!

Chi ha ragione? dipende dai punti di vista.

E se, quando avete cominciato a leggere pensavate ad una scena erotica, mi dispiace avervi deluso.

martedì 1 dicembre 2009

La semina di preservativi












Avevo l'auto dal carrozziere. Per andarla a prendere ho fatto, i 500m che separano casa mia dal dottore delle macchine, a piedi.
Uscendo di casa, noto una scatola vuota di preservativi abbandonata sul marciapiedi.
Non guardate me, io non sono stata! certe cose, non si fanno sotto casa, al massimo dentro.

Continuando il mio cammino, canticchiando allegramente, noto dopo poco un altro pacchetto di preservativi abbandonato sul ciglio della strada, accanto ad una pattumiera.
Probabilmente, il tizio, preso dalla foga del momento non è riuscito a centrare il cassonetto, o molto probabilmente, non si  è preso la briga di aprirlo.
Perchè continuate a gurdarmi? certe cose, io non le faccio assolutamente!
 
Continuando il cammino ed arrivando nei pressi della carrozzeria, incontro il cacciatore.
Scusate, questa è un'altra storia, magari ve la racconto la prossima volta.

Dicevo, nei pressi della carrozzeria, eccolo! un altro pacchetto vuoto di preservativi al ridosso di un prato, abbandonato sull'asfalto.

Adesso i casi sono tre:
  1. statisticamente, tre pacchetti di preservativo abbandonato nel raggio di 500 m, in un paese di 900 anime, con una densità di 2 abitanti al kmquadrato, significa che o si tromba molto, o vengono a trombare in trasferta;
  2. i miei compaesani, sono dei gran maleducati;
  3. è un messaggio subliminale.Qualcuno vuole dirmi qualcosa, ma cosa? 

giovedì 26 novembre 2009

Presunti serial killer
















Gurdando un telefilm ho scoperto che i potenziali serial killer, nella maggior parte dei casi, sono gente asociale, precisa, meticolosa ed intransigente, ma sopratutto: rimpiscatole!

Dopo aver ascoltato attentamente questa descrizione, il giorno dopo, l'ho passato a scrutare la gente che mi circondava in cerca di un potenziale serial killer.
Il problema è che ne ho scovati ben due e,secondo me, dei più pericolosi.

Il primo è la mia collega. Una donna che era ossessionata dall'idea di avere un secondo figlio ad ogni costo, non ammettendo il contrario.
Si chiudeva in bagno a controllare la temperatura corporea. Ogni dieci minuti spariva. Quando il suo corpo era fecondo, telefonava al marito e con tono che non ammetteva repliche esclamava: "fatti trovare a casa, è il momento giusto!".

Mi immaginavo il marito che, dopo la telefonata della moglie, correva alla prima edicola a comprare dei giornaletti porno per farsi venire l'ispirazione. Perchè, ammettiamolo, con una che ti ordina: "fatti trovare pronto!" beh, un pò di ansia da prestazione posso anche concepirla.

Da quel giorno, stranamente, vennero trovati morti tre uomini tutti intorno ai quaranta anni ed in comune una cosa: l'ultimo numero di "play boy" in tasca. Le loro mogli, cercavano di avere un figlio.

Il secondo potenziale serial killer, è un cliente di anni cinquanta, di un negozio di alimentari. Ogni sabato si presenta alla stessa ora, non un minuto più, non un minuto meno.
La sua spesa è sempre la stessa. Un giorno è andato in crisi perchè, chiedendo un prodotto di una determinata marca, gli è stato risposto: "della marca XY non c'è, se vuole ce l'abbiamo della XX".
E' diventato tutto rosso, ha cominciato a scalpitare e a mezza voce dire: "telefono alla mamma e le chiedo se va bene".

In coincidenza con la morte della madre, il terrore si è diffuso tra le commesse dei negozi di alimentari della mia città: ne sono già sparite cinque.

Si dice che l'ultima cosa che abbiamo venduto è un non specificato prodotto della marca XX che, nel frattempo, ha cambiato formato ed ha aggiunto un ingrediente segreto che rende il prodotto più croccante.