mercoledì 11 agosto 2010

In vacanza per finta













Gira voce che un tot per cento degli italiani quest'anno non potrà permettersi le ferie.
Fin qui nulla di male. Il nocciolo è che oltre a non permettersele dirà che le ha fatte, ma in realtà le passerà nascosto in casa con le tapparelle abbassate.

Mi immagino questo tot per cento di fronte al photoshop mentre cerca di appiccicare la propria faccia su immagini raccolte in giro per gogol. Magari sul corpo di una super modella sdraiata su una bianca spiaggia alle Maldive o su un muscoloso attore che fa mostra della propria abbronzatura al Billionaire di Briatore. Me li immagino abbronzarsi sotto la lampada a led che tengono sul comodino. Me li immagino mentre escono con il cappellino, gli occhiali da sole, i baffi finti e l'impermeabile cercando di camuffarsi per andare a fare la spesa. 

Se vedete in centro città gente in impermeabile sotto la calura di agosto, immaginateveli in vacanza.

L'altro giorno ho visto partire i vicini di casa con l'auto imballata di bagagli, un sorriso a 36 denti e l'aria spensierata."Beati loro" mi sono detta.
Io qui, nella calura cittadina di fronte al pc, loro sdraiati al sole a mostrare le chiappe chiare. 

L'altra sera stavo leggendo, quando sento dei bisbigli e dei piccoli rumori provenienti dall'appartamento dei vicini con le chiappe al sole. 

Un sorriso perfido mi affiora alle labbra. Eccoli i vacanzieri truffaldini. Sono partiti facendosi notare dal vicinato intero suonando clacson ed elargendo benedizioni e saluti. In realtà, procedono a tentoni in casa cercando di non farsi sentire. Ho sempre pensato che la voce del tot per cento che si nasconde in casa o in cantina fosse una leggenda metropolitana, invece i miei vicini rientrano nella statistica.

Ho pensato a un milione di modi per prenderli in giro, quando ho scoperto che hanno loro svaligiato la casa. Sono tornati dalle vacanze trovandosi con il culo per terra, ma realmente abbronzato dal sole dei tropici.



mercoledì 4 agosto 2010

Glielo avevo detto, io....
















Quando torno a casa dal lavoro, uscendo dal cortile aziendale, trovo sempre un cane che mi corre incontro per salutarmi.

Allegro e gioioso mi saluta saltellando di qua e di la ed abbaiando mi dice: "ciao ne, ci vediamo domani!". Altre volte mi chiede un biscottino, altre volte una carezza. 

Ogni giorno, sempre la stessa storia. Io esco dal cortile e lui mi corre dietro, davanti, di lato, di sotto. 

Io con lui sono schiva, ma lui ormai mi si è affezionato. 

Il problema è che tra me e lui c'è la mia auto. 

Cerco sempre di evitarlo, non vorrei fargli mai del male. 

Rallento, lo faccio passare. Ma il cagnolino continua ad abbaiare e a scodinzolare, facendo lo slalom tra le ruote motrici 4x4 della mia super Toyota Aygo. 

A volte devo stare ferma ed aspettare che lui si tolga da sotto le ruote. Altre volte se lui è in ritardo, schizzo via con la mia auto, ma scrutando dallo specchietto retrovisore, mi accorgo che mi corre dietro finché stanco di mangiare la mia polvere, torna indietro con la coda tra le gambe (letteralmente). 

Il nostro è un rapporto così: più io lo evito e più lui mi ama. 

Oggi, uscendo dal lavoro, non lo vedo.  Strano, mi dico.
Faccio un passo e sento un guaito straziante. 
Mi immobilizzo, mi giro ed il cane e li che schizza via leccandosi una zampa. 

Mi ha guardata in cagnesco. Ma io glielo avevo detto di smettere di zigzagare tra le mie ruote. 
Ora sono curiosa di vedere se domani ci riproverà. 





lunedì 26 luglio 2010

Questione di ortaggi.
















Ieri stavo lavorando in un negozio di alimentari, frutta e verdura quando entra una coppia di ragazzi gay.

Li serve la mia collega.

Io nel frattempo mi dedico ad un'anziana signora che mi chiede: "li avete i finocchi?"
Beh, una domanda normale in un negozio di frutta e verdura. 

Mi rivolgo alla mia collega: "Ce li abbiamo i finocchi?".
Lei: "Cosa? non ti sento".

Io mi sento parecchio imbarazzata perché alla parola "finocchi" i due ragazzi si girano all'unisono nella mia direzione sentendosi chiamati in causa. 

Io faccio finta di non vedere il loro sguardo e ripeto la domanda: "ce li abbiamo i finocchi?". 
La mia collega risponde: "no, non è più stagione!".

Nel mentre la coppia di ragazzi esce. 
Scusate se poi mi è venuta da fare questa banale battuta: "mi dispiace signora, i finocchi sono passati....". 


giovedì 17 giugno 2010

Vicolo cieco













Sono uscita per andare a comprare il mio solito maxi bon.

Il mio ufficio si trova imboscato tra un agglomerato di case che per arrivarci devi avere il supporto del navigatore satellitare. Se questo aggeggio tecnologico vi porta in un vicolo stretto e senza uscita, non vi preoccupate, vi ha portato sulla strada giusta. 

Il mio ufficio è talmente imboscato che a volte, davanti al cancelletto, ci trovo gruppi di ragazzini che si fumano la prima sigaretta o bevono super alcolici. Ci trovo anche ragazzi organizzati in bische clandestine.  Altre volte ci trovo gente che si scambia pacchetti di zucchero ed altre volte ancora ci trovo gruppi appartenenti alla massoneria che si organizzano in una setta religiosa dedicata al pasticcio di carne. Altre volte, becco vecchiette che parlano con i gatti. 

Stavolta, uscendo dal cancelletto, mi imbatto in due ragazzini dalla faccia pulita.

Lui pettinato come quello di High School Musical con i jeans firmati, la polo firmata ed il maglioncino appoggiato sulle spalle. Era atteggiato a milanese dandy di trent'anni ma avrà avuto massimo 15 anni. Lei era una ragazzina minuta con i capelli mossi che cadevano sulle spalle, uscita appena dalla parrucchiera.  Faccino leggermente truccato, sopracciglia modellate ed aria da velina. 

Stavano a distanza di sicurezza, guardandosi con gli occhi a cuoricino e sorrisini timidi. 
Sono passata fischiettando con l'aria di chi non vede e non sente nulla. Se c'era, dormiva. 

Mi sono trovata ad invidiarli. A quell'età come sono belli i primi battiti di cuore, le prime cotte, il primo bacio. Me li immaginavo scambiarsi letterine d'amore, poesie, fiori, regalini, sguardi rubati e baci rubati. Tutto così delicato ed ingenuo. 

Acquisto il mio maxi bon e ritorno nel mio bunker nascosto per tornare a lavoro. Nonostante stessi arrivando con la stessa finezza con cui un elefante si muove in una cristalleria, ribecco i due ragazzini che sorpresi dal mio arrivo si staccano dal loro abbraccio appassionato. La ragazzina non sembrava più uscita dalla parrucchiera da 5 minuti, ma aveva l'aria di chi avesse aperto la finestra durante una tormenta. Lui non era più ordinato ed impeccabile. Il maglioncino non stava sulle spalle, ma per terra. 

Io entro fingendo di non averli visti, ma in realtà ci sono rimasta male. Mi immaginavo una storia tenera da cartone animato giapponese ed invece, mi ritrovo ad assistere al classico The O.C. 

L'avrei dovuto immaginare, mica erano vestiti alla marinaretta come gli scolari nipponici.

Mi sa che dalla prossima volta, oltre a vendere le sigarette ai ragazzini che si nascondono qui sotto, devo procurarmi dei preservativi da smerciare. 










lunedì 14 giugno 2010

Da in piedi














Perché non posso fare la pipì da in piedi? 

Ho sempre provato invidia per gli uomini che si avvistano sul ciglio della strada mentre, di spalle, innaffiano l'erbetta che cresce selvaggia. 

Mi sono sempre chiesta quali sensazioni si provino a scaricare la vescica quando questa diventa fastidiosa, semplicemente accostando l'auto e mettendosi di spalle. 
Le auto sfrecciano dietro di te, sguardi indiscreti nella tua direzione e tu sei li, in piedi, di  schiena a fare pipì. Alla faccia di chi, come me, si contorce per trattenerla in attesa di arrivare al primo bar che quando serve non c'è mai. 

In più farla in un bar con la puzza di urina e la carta igienica sparsa in ogni dove ha un prezzo, minimo un caffè od una bottiglietta d'acqua. Farla sul bordo della statale, non ha prezzo. 

Io sono una che ha la diuresi sempre stimolata, roba da fare invidia alla Chiabotto. O forse dovrei io invidiare la Chiabotto, dato che lei viene pagata mila e mila euri per avere la diuresi stimolata. 
Tornando a me, vado a fare pipì mediamente tre volte per notte. Non riesco a viaggiare in auto per più di un'ora senza il bisogno di fermarsi in un bar a chiedere della toilette che stranamente, è sempre in fondo a destra. 

Quando sono a fare dei pic nic faccio km prima di trovare un posto isolato dove poter abbassare i pantaloni, mettere le chiappe al vento e fare finalmente pipì. Senza contare il fatto che inerpicandosi su sentieri poco battuti si rischia lo scorticamento di  una gamba a causa di rovi e rami sparsi nei boschi. 

Ad un uomo basterebbe mettersi di spalle e farla contro un albero. 

La donna raggiungerà realmente la parità solamente quando riuscirà a fare la pipì da in piedi!

Forse la cosa non è del tutto lontana. Guardate questa genialataè un imbuto di cartone usa e getta, l'unico strumento che permette alla donna di fare pipì stando in piedi, da utilizzare nei bagni pubblici.

Ma si potrà utilizzare mettendosi di schiena a bordo strada?